domenica 18 giugno 2017

Il Professore Alberto Oliverio nuovo membro del Comitato Scientifico di Aral Onlus



E'un grande onore per Aral comunicare che il Professor Alberto Oliverio professore di Psicobiologia alla Sapeinza di Roma è un nuovo componente del comitato Scientifico e Tecnico di Aral Onlus. Lo scorso 31 Marzo abbiamo avuto già ospite a Lissone  il professor Oliverio che ha tenuto una magnifica conferenza sull'Arte di ricordare. Lo ringraziamo per la sua disponibilità.







Alberto Oliverio  è un medico e biologo italiano, studioso di psicobiologia.
Dopo essersi laureato, nel 1962 a Roma, in Medicina e Chirurgia, ha continuato gli studi e le ricerche lavorando in diversi istituti universitari e centri di ricerca, italiani e stranieri, perfezionandosi nelle scuole di grandi biologi (fra cui, Daniel Bovet), quali il Karolinska Institutet di Stoccolma (dal 1964 al 1965), l'Università della California a Los Angeles (dal 1965 al 1967) ed il Jackson Laboratory del Maine (USA).
È stato direttore dell'Istituto di Psicobiologia e Psicofarmacologia del CNR di Roma, dal 1976 al 2002, oltreché ordinario di Psicobiologia alla Facoltà di Scienze, presso il corso di laurea in Scienze Biologiche, de La Sapienza di Roma, di cui oggi è professore emerito.
È stato presidente della Società Italiana di Etologia, dell'Istituto Italiano di Antropologia, della Società Italiana di Neuroscienze e Filosofia delle Scienze, nonché membro della Académie Européenne Interdisciplinaire des Science di Parigi. Attualmente, insegna neuroscienze all'Ateneo Salesiano di Roma.
Premio "Antonio Feltrinelli" 2017, Accademia Nazionale dei Lincei per la Letteratura e Scienze
Si è occupato delle basi biologiche del comportamento con particolar riguardo all'azione degli psicofarmaci ed allo stress. Si è poi interessato dei rapporti che intercorrono tra lo sviluppo ed il funzionamento cerebrale ed i fattori genetici, nonché dei processi di apprendimento e di memoria. Ha, in particolare, elaborato un modello neuropsicobiologico della dinamica dello stress.
Fa parte del comitato editoriale di numerose riviste scientifiche italiane ed internazionali, e collabora al Corriere della Sera, al Messaggero ed alla rivista Mente e Cervello. È autore di più di 400 pubblicazioni scientifiche e di numerosi testi universitari e non.
Neurobiologo di rilevanza internazionale, assieme alla moglie, Anna Oliverio Ferraris, ordinario di psicologia dell'età evolutiva a La Sapienza di Roma, ha scritto molti, apprezzati testi divulgativi e specialistici, che spaziano dalla psicologia e la biologia, alla pedagogia e le neuroscienze








giovedì 18 maggio 2017

Festa di chiusura del 5° anno dell'Alzheimer Cafe di Lissone


























I miei ringraziamenti anche per quest'anno, il 5° dall'inizio dell Alzheimer Cafè, vanno a tutti i volontari; dobbiamo essere sempre in grado di migliorare e potenziare il loro ruolo fornendo gli strumenti formativi, informativi, applicabili, nel "role setting" per far funzionare meglio i momenti di attività sia con le persone che con gli operatori dei laboratori e dei vari corsi. Un grazie di cuore agli operatori miei preziosi collaboratori di sempre; il loro impegno rende il nostro AC un fiore all'occhiello di tutta la Brianza e tracciano un segno tangibile nella vita dei familiari e dei loro cari malati. Molti sono i traguardi raggiunti, ma preferisco parlare sempre di nuove "ripartenze".
 un pensiero particolare va alle persone che non sono più con noi ed ai loro familiari che sono la nostra forza e la ragione prima ed ultima del nostro lavoro. Non a caso il titolo del progetto finanziato dalla Chiesa Valdese è stato "Pensare non solo ai malati ma anche a chi si prende cura" ; momenti ed eventi come la nostra festa servono anche a promuovere la cultura della donazione, incoraggiarla; donazione da intendersi non solo come nobile gesto, ma come il modo concreto di co-partecipare e co-produrre un progetto in cui ci si riconosce e in cui ci si sente coinvolti. Il mio proposito è quello di arricchire l'offerta attraverso altri progetti per i familiari e per i pazienti e coinvolgere i familiari in un progetto più ampio e di grande valore sociale quello di trasformare Lissone in una comunità amica delle persone con problematiche di demenza.
Un grazie immenso agli amici Alpini di Lissone per la loro generosità e disponibilità e per l'eccellente pranzo e alla super band i 440 Herzt per il concerto finale.

mercoledì 17 maggio 2017

Musicoterapia e Invecchiamento con Aral onlus alla RSA Bellani





Abbiamo bisogno dell’arte per non perire a causa della verità (Nietzsche).

Musicoterapia: la possibilità di ascoltare il battito del cervello e capire, comprendere l’intelligenza del cuore. 


I disturbi del comportamento costituiscono un problema di rilevante importanza clinica e gestionale nell’ambito della cura del paziente affetto da demenza. Considerato il progressivo allungamento dell’età media di vita, la gestione di tali problematiche si fa quanto mai attuale. Oltre agli interventi farmacologici nelle residenze per anziani si stanno utilizzando nuovi approcci terapeutici, non farmacologici, tra i quali la musicoterapia. Tale approccio rimanda a una pratica terapeutica, effettuata attraverso il canale sonoro-musicale, che si discosta da quella che è un’idea di stimolazione musicale o del semplice ascolto di brani. Una revisione recente della letteratura (A Raglio et al., 2009) ha evidenziato la dicotomia presente tra l’uso della musica a scopo intrattenitivo e quello più specificamente terapeutico, rilevando inoltre che l’applicazione generica della musica in ambito patologico non comporta implicitamente l’utilizzo del termine “terapia” (Raglio, 2008). A tale proposito recentemente sono state effettuate revisioni della letteratura in diversi ambiti clinici (Calogiuri et al.; 2008; Gianotti et al., 2008; Goldwurm et al., 2008), ponendo particolare attenzione anche agli interventi musicali e musicoterapeutici nelle demenze (Nava et al., 2008). Tali applicazioni trovano riscontro nella letteratura in numerosi studi (Koger et al., 2000; Vink et al., 2004; Raglio et al., 2006a; Svansdottir et al., 2006; Raglio et al., 2008; Guetin et al., 2009) nei quali si evidenzia che la musicoterapia agisce sugli aspetti psichici della persona favorendo una migliore integrazione e una riduzione dei comportamenti disturbati.


L’approccio musicoterapeutico utilizzato si basa sulla tecnica dell’improvvisazione sonoro-musicale secondo un modello psicodinamico (Benenzon, 1984; 1997) che si integra con la teoria psicologica di Stern (Stern, 1985, 2004; Raglio et al., in press). La relazione non verbale/sonoro-musicale costituisce il mezzo terapeutico primario nel rapporto paziente/terapeuta permettendo la condivisione degli stati emotivi (Raglio et al., in press). La condivisione profonda e reciproca delle emozioni è facilitata dalla valenza regressiva dell’elemento sonoro-musicale che consente di attuare una migliore integrazione e organizzazione delle parti del sé compromesse dal danno neurologico (Raglio, 2006). Il canale sonoro-musicale e in particolare l’utilizzo di alcuni suoi parametri, facilita il processo di espressione e regolazione delle emozioni durante l’interazione tra la persona con demenza e il musicoterapeuta. Il suono dunque diviene un “ponte comunicativo” con persone le cui modalità espressive non vertono tanto sull’utilizzo efficace del canale verbale quanto piuttosto di quello non-verbale; in tal senso l’espressione vocale, la mimica del volto, la gestualità, se adeguatamente decodificate, possono costituire una base comunicativa implicita con la persona affetta da demenza. A tale proposito a livello fonosimbolico e rappresentativo il suono veicola informazioni su quanto viene espresso dalla persona: ciò può essere il punto di partenza per una condivisione autentica e reciproca di stati emotivi difficilmente esprimibili con le parole. L’improvvisazione sonoro-musicale durante le sedute prevede l’utilizzo di strumenti musicali di facile impiego, generalmente di tipo melodico e/o percussivo (xilofoni, metallofoni, timpani, alcuni strumenti etnici).

La rilevazione delle le modalità dinamiche intersoggettive tra paziente e terapeuta, pone l’attenzione su alcune classi comportamentali relative a:
– produzioni sonoro-musicali: si distinguono le produzioni con una valenza relazionale (produzioni sintoniche) da quelle con valenza maggiormente esplorativa e quindi non caratterizzate da intento comunicativo (produzioni asintoniche); si rilevano inoltre la quantità e la tipologia di variazioni musicali rilevate durante le produzioni di entrambi i soggetti (paziente e musicoterapeuta).
– comunicazione non verbale e mimica del volto: si rilevano la presenza/assenza di movimenti sintonici del corpo effettuati sulla base della produzione sonora e la quantità di sorrisi o sguardi rivolti agli strumenti musicali o all’altro.
– comunicazione verbale: si rilevano la quantità e la tipologia delle comunicazioni verbali del paziente e del musicoterapeuta distinguendole in comunicazioni verbali inerenti il contesto sonoro-musicale o estranee a esso.
Questa griglia di osservazione permette di rilevare la presenza di sintonizzazioni affettive ricavabili dalla sovrapposizione di diversi comportamenti non esclusivamente sonoro-musicali: nel caso in cui, in corrispondenza di una produzione sintonica durante la quale paziente e musicoterapeuta condividono sul piano formale alcuni parametri prettamente musicali, si sviluppino contemporaneamente alcuni comportamenti ritenuti significativi sul piano del coinvolgimento emotivo (come per esempio, il sorriso o il movimento sintonico), si può con ogni probabilità dedurre la presenza di una reale sintonizzazione affettiva.
La codifica dei comportamenti sopra riportati permette quindi di verificare il livello di partecipazione e di coinvolgimento emotivo nonché la qualità della relazione in una logica intersoggettiva e dinamica tra paziente e terapeuta. Per quanto riguarda gli strumenti di valutazione degli esiti del trattamento ci si è avvalsi della Neuropsychiatric Inventory (NPI) (Cummings et al., 1994), test comunemente utilizzato per monitorare l’andamento, in termini di frequenza e gravità, dei disturbi del comportamento nelle demenze. Il punteggio totale è direttamente proporzionale alla manifestazione dei disturbi.
Tale test è stato somministrato prima dell’inizio del trattamento (vaseline, T0), al termine dello stesso (T1) e dopo alcune settimane dalla conclusione (follow-up, T2). Il test comporta l’osservazione di 12 disturbi psichiatrici e comportamentali: deliri, allucinazioni, agitazione, depressione, ansia, euforia, apatia, disinibizione, irritabilità, attività motoria aberrante, disturbi del comportamento notturno e di quello alimentare. Per valutare il quadro cognitivo e funzionale sono stati rispettivamente somministrati in corrispondenza della somministrazione della NPI, il Mini Mental State Examination (MMSE) (Folstein et al., 1975), la scala Activities of daily living (ADL) (Katz, 1963) e la Instrumental activities of daily living (IADL) (Lawton et al., 1969).

Nonostante il progressivo deterioramento cognitivo causato dalla malattia di Alzheimer e dalla demenza senile, il paziente conserva intatte certe abilità e competenze musicali fondamentali (intonazione, sincronia ritmica, senso della tonalità). La musica diventa quindi una via di accesso privilegiata per toccare il cuore di queste persone, perché rassicura, rasserena, risveglia abitudini ed emozioni sopite”. Il malato di Alzheimer è in grado di ricordare le melodie e spesso anche le parole di motivi che sono stati la colonna sonora della sua vita. La musica può quindi essere utilizzata per riportare a galla ricordi, eventi passati e tutte le emozioni e le sensazioni legate a queste memorie. 

Per mezzo dello strumento musicoterapeutico, vengono toccate le corde di una persona di fronte alla quale ci avviciniamo con sguardo ed occhi aperti sul mistero della malattia, con lo sguardo di chi, nella consapevolezza che viaggiamo dal silenzio al silenzio, traduce quel silenzio in spazi infiniti, in suoni da ascoltare che emergono dal profondo del nostro mondo emotivo e personale, fissando tracce che restano, nonostante l'impermanenza.

La musica, al di là delle sue connotazioni primordiali, di mito, è un mezzo per rappresentare l’evoluzione dell’uomo, è una porta dell’evoluzione, la sua aspirazione ad una dimensione superiore, l’elevazione di cui è capace e che è il suo destino. E’ uno strumento di ricerca, di consapevolezza e di ricerca della propria realtà interiore. Un mezzo per cantare la canzone dell’esistenza, la sua bellezza, il suo mistero, la sua gloria; la musica ha un incredibile potere terapeutico, nella sua espressione più elevata conduce al silenzio, un silenzio che  vibra, che canta, che danza. (Soprattutto il Silenzio).








giovedì 2 marzo 2017

Conferenza Aral del Professor Alberto Oliverio



Il prossimo 31 Marzo 2017 a Lissone si svolgerà una serata speciale con un ospite davvero illustre di fama internazionale il Professore Alberto Oliverio che ci intratterrà su una delle attività più importanti e complesse del cervello umano: la Memoria tra affascinanti scoperte su come funziona e con  i suoi misteri ancora irrisolti dalle neuroscienze. Desidero ringraziare il Comune di Lissone per il suo patrocinio e contributo e l'Associazione Nazionale marinai d'Italia e ANCR per l'entusiastica adesione all'iniziativa. Di seguito una breve biografia del Professor Oliverio.


La memoria con la sua preziosa trama di ricordi, celebrata nei millenni da giganti della letteratura da Marcel Proust a James Joice, alla Yourcenaur con il romanzo Memorie di Adriano), filosofi, artisti ("La persistenza della memoria" di Salvador Dalì del 1931) e poeti (come non citare Montale e Holderlin, rispettivamente con le liriche "Non recidere forbice quel volto... e die Andeken, il Ricordo), è una delle straordinarie proprietà “della scatola meravigliosa”, il cervello la struttura più complessa dell’universo, ed oggi negli ultimi 2-3 decenni, grazie agli avanzamenti e sviluppi delle neuroscienze sta diventando un oggetto sempre meno misterioso e molti aspetti alla base del suo funzionamento ed anche del funzionamento della memoria sono stati chiariti.
Quando arriva la conoscenza arriva anche la memoria” (Gustav Meyrink)
Sapere è ricordare” (Cicerone)
Sono i ricordi a renderci quello che siamo” Joshua Foer (L’arte di ricordare tutto)
La memoria è uno degli aspetti più salienti della nostra identità: Noi siamo ciò che ricordiamo; sono infatti i ricordi, di un individuo o di un gruppo sociale, ad indicarci le nostre origini, le trasformazioni che si verificano nel tempo, le differenze rispetto al passato. Lo studio della memoria, nell'epoca della realtà virtuale e dei mass media, ci permette di comprendere il rapporto tra passato e futuro, il ruolo dei ricordi nella costruzione dell'identità individuale e collettiva. La sua importanza diventa particolarmente evidente anche nella patologia umana (es. Alzheimer).
Se è importante ricordare lo è anche dimenticare: ma da cosa dipendono il ricordo e l'oblio, cosa e perché ricordiamo del nostro passato? Negli ultimi anni la ricerca ha evidenziato il ruolo di varie molecole nei processi mnemonici tra cui la RAC protein che serve a rimuovere i ricordi a breve termine
L’oblio è solo una forma della memoria, il suo luogo sotterraneo “su vago sòtano” (Jorge Louis Borges).
La mia memoria trae fuori i ricordi da un cappello, senza che io sappia perché questo e non quello; o memoria perchè mi inganni, perché come se fossi vento mi butti questa polvere negli occhi…  ! (Memorie di Giulia di F. Battiato, da L'imboscata, 1996).

La memoria può cambiare la forma di una stanza, il colore di una macchina.
I ricordi possono essere distorti; sono una nostra interpretazione, non sono la realtà; (dal film Memento);

Le neuroscienze, come afferma lo stesso Oliverio, hanno fatto cadere il “dogma” della durevolezza dei ricordi evidenziando invece come ci sia un continuo rimaneggiamento e ristrutturazione dei ricordi che rimanda a una caratteristica di base della memoria la sua instabilità, la sua mutevolezza, la sua inaffidabilità. La memoria è tutt’altro che stabile e va incontro al riconsolidamento cioè una ristrutturazione che dipende da esperienze diverse rispetto a quelle fondatrici; ciò vuol dire che tutti noi ci raccontiamo storie sul nostro passato e man mano ristrutturiamo il significato dei singoli ricordi, cosicchè la realtà delle memorie diventa progressivamente meno importante rispetto alla sua ricostruzione “di parte”, che implica distorsioni, abbellimenti, omissioni, trasformazioni. (Il cervello, Bollati Boringhieri, 2012).


Alberto Oliverio è uno dei più noti e influenti neuroscienziati italiani. Lavora nel campo delle basi biologiche del comportamento, è emerito di psicobiologia all'Università La Sapienza di Roma. Ha lavorato in numerosi istituti di ricerca internazionali tra cui il Karolinska di Stoccolma, Il Brain Research Institute dell'UCLA a Los Angeles, il Jackson Laboratory nel Maine, il Center for Neurobiology of Learning and Memory dell'Università di California a Irvine. Dal 1976 al 2002 ha diretto l'Istituto di Psicobiologia e Psicofarmacologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal 2007 al 2009 il Centro di Neurobiologia "Daniel Bovet" della Sapienza, Università di Roma.
Fa parte del comitato editoriale di numerose riviste scientifiche; ha organizzato e partecipato a numerosi congressi nel campo delle neuroscienze e della biologia del comportamento e, più in generale, dei rapporti tra scienza e società. E’ stato socio fondatore della Società Italiana di Etologia e della Società Italiana di Neuroscienze. Oltre ad organizzare e prendere parte a congressi e meeting nel campo specifico della biologia del comportamento e delle neuroscienze ha preso parte a numerose conferenze centrate sul tema dei rapporti tra neuroscienze, biologia e società tra cui quelle organizzate dall'Aspen Institute, dall'Accademia Nazionale dei Lincei, dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, dalla Comunità Economica Europea, dall'European Neuroscience Association.

E' autore di oltre 400 pubblicazioni scientifiche e di volumi nel campo della genetica del comportamento, del ruolo comportamentale degli oppioidi, dello stress  e della memoria tra cui Genetics, Environment and Intelligence (Elsevier 1977), The Behavior of Human Infants (Plenum Press 1981) e The Psychobiology of Stress (Kluver, 1990).  E' inoltre autore di alcuni volumi rivolti all'insegnamento universitario (Psicologia, Zanichelli, 1977, 1990, 1994, 2000, Biologia e Comportamento, Zanichelli, 1983) e di alcuni saggi e testi divulgativi tra cui Storia naturale della mente, Boringhieri, 1983, Nei labirinti della mente, Laterza 1989, Ricordi individuali, memorie collettive, Einaudi 1994, Biologia e Filosofia della mente, Laterza, 1995, 1999, L’arte di pensare, Rizzoli 1997, L’arte di ricordare, Rizzoli, 1998, Esplorare la mente, Raffaello Cortina 1999, La mente, Rizzoli, 2001, Le età della mente (con Anna Oliverio Ferraris, Rizzoli 2004); Come nasce un’idea, Rizzoli, Milano, 2006. Mondo libri 2007, Milano, Istruzioni per restare intelligenti 2006. Geografia della mente. Territori cerebrali e comportamenti umani. Raffaello Cortina, Milano, 2008, La vita nascosta del cervello, Giunti, Firenze 2009. Cervello, Bollati Boringhieri, Torino 2011. Collabora con il Corriere della Sera e il Messaggero, scrive su Mente e Cervello.

Alla serata sarà presente la Libreria  di Lissone " Il libro è " che si trova in via Loreto 35/A, con la possibilità di acquistare il libro "ARTE DI RICORDARE. LA MEMORIA E I SUOI SEGRETI"  edito da Rizzoli autore OLIVERIO ALBERTO  edito nel 2003.






domenica 11 dicembre 2016

Aral Onlus alle XV Giornate Geriatriche Novaresi





Le Quindicesime Giornate Geriatriche Novaresi, avvenimento annuale dicembrino, di rilievo nazionale, a carattere scientifico e sociale a partire dal 2002, si propongono anche quest’anno, di illustrare come la persona anziana fragile con decadimento cognitivo rappresenti il target principale della ricerca più moderna e avanzata, da associare alla necessità di una capillare e qualificata assistenza territoriale e domiciliare. Le due giornate previste nell’ambito del convegno novarese, si arricchiscono quest’anno anche di un corso di aggiornamento nella giornata di venerdì 9 dicembre, al pomeriggio, con temi che prevedono l’approccio qualificato dei diversi professionisti sia dell’ambito sanitario che socio-assistenziale nei confronti della persona con declino cognitivo di età avanzata. I temi del congresso prospettano, come prevede il titolo generale, l’esigenza di un percorso corretto dall’ospedale al territorio (domicilio compreso) nell’ottica del Cure e del Care dell’anziano fragile. Tematiche come nutrizione e malnutrizione, già oggetto di interesse negli anni precedenti, saranno quest’anno arricchiti dalla novità “nutrigenomica”; altri argomenti di sicuro interesse riguardano le demenze non Alzheimer spesso misconosciute, l’Identità della persona affetta da demenza e un simposio obbligato, in relazione alla difformità tra le diverse regioni, il piano nazionale demenze e la sua applicazione oltre che a livello regionale anche delle Asl, con particolare riguardo a quanto avviene nella regione Piemonte. Nell’ambito della ricerca di una soluzione alternativa alla terapia farmacologica del declino cognitivo alzheimeriano, ancorata attualmente agli incerti e transitori risultati degli inibitori delle colinesterasi, è previsto uno stimolante simposio sull’Arteterapia, ove esperti nazionali di diversa estrazione culturale, riferiranno dei risultati presenti e delle prospettive future. Da ricordare inoltre le diverse letture che affrontano temi come il futuro della geriatria nell’Università del Piemonte Orientale, Si è o si diventa Anziani? peso e dovere di cura, abuso e ageismo nell’anziano fragile, come affrontare la persona con demenza al pronto soccorso, penetranza e attualità della misericordia e infine come pianificare e gestire il declino psicofisico della persona anziana. Anche quest’anno interverranno numerosi esperti ad indirizzo multi professionale tra i più qualificati nel mondo ospedaliero, universitario, sociosanitario e del volontariato, espressione loco-regionale , ma anche nazionale.